In Italia l’ISTAT conferma la stabilità per quanto concerne il livello di inflazione

Secondo i recenti dati rilasciati dall’Istituto Italiano di Statistica, il valore dell’indice NIC, riferito ai prezzi al consumo per l’intera collettività a livello nazionale, non ha presentato alcuna variazione rispetto al mese precedente e nemmeno rispetto allo stesso mese di Dicembre del 2013. Una delle principali cause che hanno contribuito a questa tendenza risulta il forte calo che ha interessato il settore dei beni energetici non regolamentati, i quali sono passati da un livello di -3,1% registrato a Novembre a quello di -8,0%, e alla conseguente diminuzione del prezzo dei carburanti. Facendo riferimento al solo valore netto dei beni energetici l’inflazione è scesa da +0,6% a +0,5%, mentre al netto dei beni energetici e degli alimentari non lavorati è salita da +0,5% a +0,6%. Il valore generale è quindi la risultante ottenuta dal calo dei prezzi energetici, con un -3,6%, e dal rialzo di quelli per servizi relativi ai trasporti, con un +2,6%. Rispetto al mese di Dicembre del 2013 si è registrato un calo dello 0,8% dei prezzi dei beni e un aumento, da +0,9% a 1,0%, dei prezzi dei servizi, portando il differenziale inflazionistico tra servizi e beni a crescere di mezzo punto percentuale. I beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono aumentati dello 0,1% (per quanto riguarda il valore congiunturale) con una flessione tendenziale dello 0,2%, mentre i prodotti ad alta frequenza per ciò che concerne gli acquisti sono diminuiti mensilmente dello 0,3% e annualmente dello 0,5%. Anche il livello di inflazione annua media ha subito una contrazione di un punto percentuale rispetto al 2013, passando da +1,2% a +0,2%. Anche l’indice armonizzato dei prezzi al consumo, o IPCA, è diminuito su base annua dello 0,1% ma non è variato in termini congiunturali, così come l’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati che è diminuito dello 0,1% su base annua, aumentando però dello 0,2% nella media del 2014.

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I dati della produzione industriale in Italia

Secondo i più recenti dati forniti dall’ISTAT, la produzione industriale nel nostro Paese ha subito una nuova contrazione, andando così a sfatare le previsioni stilate dagli analisti, i quali sostenevano che si sarebbe verificato un piccolo aumento dopo i cali registrati a settembre. Infatti la variazione congiutturale (ovvero il valore registrato rispetto alla rilevazione precedente) è diminuita dello 0,1% mentre quella tendenziale (il valore comparato a quello rilevato nello stesso periodo dell’anno precedente) del 3%. Solo nei primi dieci mesi dell’anno la produzione è scesa dello 0,8% interessando ognuno dei principali settori delle industrie come beni intermedi (-4,2%), beni di consumo ed energia (-3,8%) e beni strumentali (-0,7%). Nel mese di Ottobre si sono rilevati dati positivi solamente per il comparto dei beni strumentali (+1,2%) e dei beni di consumo (+0,3%). I settori che hanno fatto registrare gli aumenti tendenziali maggiori sono quelli della fabbricazione di mezzi di trasporto con un +4,3%, computer, prodotti ottici e prodotti elettronici con il 4,2% mentre le altre industrie manifatturiere, comprensive delle industrie impegnate in riparazione ed installazione di macchinari, con un +1,6%. Tra le peggiori si registrano invece le aziende impegnate nella produzione di apparecchiature elettriche e per uso domestico con il valore record di -16,5%, le industrie per le produzioni farmaceutiche di base e preparati con il -14,9% e infine coke e prodotti petroliferi raffinati che segano un -9,3%, in linea con la recente crisi petrolifera mondiale.

http://www.repubblica.it/economia/2014/12/11/news/produzione_industriale_ottobre_2014-102613868/?rss

Novità in materia di pensioni per le donne

Si sta per concludere il termine ultimo entro il quale sarà possibile formulare la richiesta, da parte di tutte le donne, per ottenere la pensione a 57 anni e 3 mesi. Con la cosiddetta “opzione contributivo” le donne potranno anticipare il proprio pensionamento, ricevendo in cambio un compenso in misura minore. Per usufruire di questa agevolazione è necessario maturare i requisiti minimi richiesti entro la fine del mese di Novembre, per ciò che concerne le lavoratrici appartenenti al settore privato, o entro la fine di Dicembre per le lavoratrici del settore pubblico.

Decidendo di usufruire dell’agevolazione consentita, le lavoratrici riceveranno una pensione derivata da un calcolo contributivo basato sull’intera carriera professionale, decurtato di circa il 25 o 30%. Sempre più lavoratrici stanno optando per questa opzione, dopo che la riforma che porta la firma del ministro Fornero ha spostato maggiormente in avanti il traguardo della pensione: si è passati da una richiesta da parte di 56 lavoratrici nel 2009, alle quasi 9.000 del 2014.

Questa opzione, proposta circa dieci anni fa, venne approvata in via sperimentale con data di scadenza fissata per il 2015, in modo da poterne valutare gli eventuali benefici. Il termine ultimo è quindi fissato al 31 Dicembre 2015, giorno in cui la legge cesserà definitivamente di esistere (a meno di inaspettati rinnovi voluti dal governo attuale): per conseguire il diritto ad usufruirne è necessario però aver maturato tutti i requisiti necessari entro il 30 Dicembre 2014, esattamente un anno prima della scadenza effettiva, così come previsto dal vecchio “regime delle finestre” in seguito abolito dalla riforma Fornero.

Molte lavoratrici hanno richiesto che si potesse estendere il limite per conseguire i requisiti anche a tutto il 2015, ma non è stato possibile perché, come sostiene il Ministero dell’Economia “le pensioni contributive costano mediamente meno di quelle retributive, è anche vero che la prosecuzione dell’opzione donna porterebbe alla liquidazione anticipata di migliaia e migliaia di trattamenti, con il conseguente effetto di cassa”. Dal primo Gennaio sarà possibile usufruire solamente della pensione di vecchiaia, la quale prevede la possibilità di andare in pensione una raggiunti i 63 anni e 9 mesi di età (che si protraggono fino a 66 anni e 3 mesi di età per quanto riguarda il settore pubblico), e quella anticipata con 41 anni e 6 mesi di contributi versati.

La situazione socio – economica italiana relativa all’anno 2013

La crisi economica che da alcuni anni sta interessando il nostro paese ha duramente colpito il settore imprenditoriale, il settore del lavoro e le famiglie, provocando una nuova contrazione dei crediti erogati. Per questo motivo si è assistito alla chiusura di oltre 111.000 aziende, in aumento del 7% rispetto al 2012, per la maggior parte registrate in Lombardia, Emilia Romagna, Campania, Veneto e Sicilia, le regioni con maggiore densità di popolazione.

Conseguentemente alla crisi delle aziende si è verificato un sostanziale accentuamento della precarietà all’interno del mondo del lavoro, in cui la maggior parte dei contratti stipulati (69%) sono atipici e in minima parte si traducono in contratti a tempo indeterminato (31%). Altra grave conseguenza è quella relativa la tasso di disoccupazione che ha raggiunto il livello medio record del 12,7% (battuto solamente a Gennaio 2014 con il superamento del 13%), livello che cresce notevolmente (oltre il 20%) se si considerano il sud e le isole, raggiungendo un picco del 40% per i giovani al di sotto dei 25 anni: rispetto al 2012 il numero dei disoccupati è cresciuto di oltre 300.000 unità, e di 600.000 rispetto al 2011.

Questa fragilità riscontrata all’interno del mercato del lavoro ha avuto serie ripercussioni sul reddito a disposizione delle famiglie, che ha segnato una diminuzione pari all’1,1%, che si sono viste diminuire notevolmente il loro potere d’acquisto. Anche i consumi finali, ovvero l’insieme dei beni e servizi destinati a soddisfare i bisogni individuali, ha registrato una diminuzione dell’1,3%, così come il numero di investimenti dedicati all’acquisto di abitazioni che è sceso del 4,6%, segnando anche la situazione socio – economica nazionale.

http://www.unirec.it/public/my_files/Quarto_rapporto_annuale_UNIREC.pdf

Anche Unicredit tra gli istituti aderenti al Nodo dei Pagamenti-SPC

Unicredit S.p.a., tra i primi gruppi di credito presenti in Italia e in Europa, ha aderito al progetto “Pago la PA”, nato con l’intento di permettere sia a privati che ad aziende di effettuare i propri pagamenti tramite l’utilizzo di strumenti elettronici in favore della pubblica amministrazione e dei gestori di servizi. L’accordo stipulato con l’Agenzia per l’Italia Digitale – AgID e la Presidenza del Consiglio dei Ministri si inserisce all’interno della recente regolamentazione introdotta dall’Unione Europea, per quanto riguarda i servizi di pagamento, con la Single Euro Payments Area – SEPA e con la Payment Services Directive – PSD,2007/64/EC. L’istituto, con la stipula dell’accordo, si impegna a realizzare un sistema per i pagamenti elettronici destinati alle pubbliche amministrazioni, secondo le linee guida contenute nell’art.5 del Codice dell’Amministrazione Digitale – CAD, e le necessarie infrastrutture per la gestione degli stessi.

L’adesione del gruppo Unicredit è di notevole importanza per il progetto poiché l’azienda annovera tra i propri clienti, i quali potranno beneficiare del servizio, il 50% delle Regioni, il 40% dei Comuni con più di 100.000 abitanti, il 25% delle Provincie e il 35% delle università statali. I clienti potranno quindi decidere attraverso quale canale effettuare i pagamenti (bonifico bancario, MAV, addebito diretto in conto, carte di credito, home banking, mobile banking, ATM…) semplificando notevolmente ogni tipo di operazione.

Soddisfatta anche la responsabile AgID dell’iniziativa Maria Pia Giovannini per il risultato ottenuto, grazie al quale è stato possibile raggiungere più della metà degli utenti bancari raggiungibili per via elettronica garantendo loro una maggiore libertà di scelta per quanto riguarda gli strumenti di pagamento.

Francesco Francioni, Head of GTB Commercial Banking Italy Unicredit, ha commentato sostenendo che “Unicredit intende giocare un ruolo di primo piano nell’ambito della sfida della digitalizzazione del Paese” grazie all’introduzione dei nuovi innovativi strumenti i quali consentiranno di avvicinare Pubblica Amministrazione e cittadini.

L’ANDAMENTO DEL PIL NEL 2014

Negli ultimi giorni si è ritornati a parlare di recessione, in seguito alla diffusione dei dati comunicati dall’ISTAT riguardanti l’andamento del PIL nel secondo trimestre. Il Prodotto Interno Lordo italiano ha infatti segnato un nuovo calo, pari allo 0.2%: è il secondo trimestre consecutivo che fa registrare un numero negativo portando l’Italia a raggiungere il livello peggiore degli ultimi quattordici anni. Questo drastico calo ha segnato anche i valori di Piazza Affari, che registra una perdita di circa 12,8 Miliardi di Euro, e lo spread che è arrivato nuovamente al di sopra dei 170 punti. Tutti i grandi comparti dell’economia italiana stanno risentendo di questa situazione, infatti agricoltura, industria e servizi fanno registrare anch’essi segni negativi.

I principali quotidiani internazionali (Wall Street Journal, New York Times, Financial Times) descrivono l’Italia come un paese in recessione cronica, che non è mai riuscito ad uscire veramente ad abbandonare il problema e che potrebbe mettere in seria crisi l’Europa intera. Ma secondo i dati presentati dagli analisti sembra però che l’Italia non sia l’unico paese a non presentare segni di ripresa: tutti gli stati europei sono segnati da un significativo rallentamento delle economie locali, Germania compresa, ad eccezione della Spagna che ha fatto registrare un +0.6%, frutto delle riforme in atto.

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio ha dichiarato che il paese ha tutte le carte in regola per rispettare i parametri imposti dall’Unione Europea e per continuare a produrre un avanzo primario, rendendo non necessario un ulteriore innalzamento delle tasse, secondo l’On. Delrio il secondo semestre del 2014 inizierà a mostrare il frutto delle riforme messe in atto che già ora stanno mostrando i primi segnali positivi. I dati ISTAT mostrano infatti segnali positivi per quanto riguarda l’occupazione, il bonus sulle ristrutturazioni e il credito d’imposta che, tra le altre cose, stanno invogliando nuovamente gli investitori esteri a considerare il nostro paese.

Anche il Viceministro dell’Economia Enrico Morando ha commentato la situazione, sostenendo che bisogna accelerare i tempi delle riforme, rendere stabile il bonus degli 80 Euro estendendoli anche ad altre categorie, oltre a ridurre nuovamente l’IRAP (è già stato effettuato un taglio dell’imposta del 10%).

Per maggiori informazioni: http://www.termometropolitico.it/131843_recessione-che-ne-sara-di-noi-tutte-le-reazioni-ai-dati-negativi-del-pil.html?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=recessione-che-ne-sara-di-noi-tutte-le-reazioni-ai-dati-negativi-del-pil

LA TASSA SULLE RENDITE FINANZIARIE PASSA DAL 20 AL 26%

E’ da poco entrato in vigore l’aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, che passerà dal 20% (soglia innalzata dal governo Monti nel 2012, passando dal 12,5% al 20%) al 26%. Il nuovo aumento dell’aliquota è stato deciso dal governo presieduto da Matteo Renzi per andare a coprire il finanziamento previsto dal decreto Irpef che porterà nelle buste paga degli italiani, con reddito inferiore a 26.000 Euro, un aumento di circa 80 Euro. La tassazione interessa i redditi da capitale come dividendi, cedole e interessi di conti correnti, depositi bancari e postali, oltre ai redditi derivanti da obbligazioni e cambiali finanziarie maturati dal 1 Luglio 2014. Anche il risparmio gestito (fondi comuni, gestioni patrimoniali) sarà interessato mentre non cambierà nulla per i titoli di stato e titoli equiparati per cui l’aliquota rimane ferma al 12,5%. Fino al 30 settembre sarà possibile svincolare i capital gain maturati su strumenti finanziari presenti su un certo conto titoli al 30 Giugno: solamente i capitali realizzati oltre tale data verranno tassati al 26%.

http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2014/7/3/TASSA-SULLE-RENDITE-FINANZIARIE-L-aliquota-sale-al-26-ecco-come-funziona/511748/